Bernd Kaute, tra cultura e natura (Breslau, 1944. Vive e lavora a Porciano)


Bernd Kaute arrivò in Toscana più di venti anni fa, grazie ad una borsa di studio che l'Accademia di Colonia riservava a studenti meritevoli, regalando loro l'opportunità di un soggiorno a Vinci, città natale di Leonardo. Da quel momento l'artista tedesco s'innamorò delle colline del Valdarno. Nel 1982 vi si trasferì ed ancora oggi vive immerso nel verde di Porciano.
Del mondo rurale ha fatto suoi oggetti e gesti di uso antico, che continuano ad risultare indispensabili, vincendo l'impatto della tecnologia. Vasi di terracotta, contenitori per l'olio, navi, sono tutte presenze ricorrenti sulle sue tele enormi ed acquistano una dimensione simbolica, non solo evocativa di un ambiente. Portano con sé il senso dell'armonia tra l'uomo e la natura, conquistata attraverso secoli di vita nei campi.
Le prime opere italiane sono corpose e polimateriche, le terracotte non sono solo rappresentate ma anche inserite nei quadri, emergenze che collegano lo spazio dipinto a quello reale. Nei primi anni anni Novanta, scompaiono gli inserimenti di oggetti e i lavori diventano eminentemente pittorici. Tema prediletto in questo periodo è il fuoco, che si accende sotto sfondi scuri. Colori ardenti si stagliano sulla notte.
Caratteristica formale costante dell'opera di Kaute è la ripetizione di un elemento sulla tela. Giare, fuochi, code di balene, coprono lo spazio con studiate euritmie, moduli iterati che definiscono la bidimensionalità dello spazio. Per arrivare al risultato finale, l'artista crea più strati pittorici, su cui interviene continuamente, modificando e riprendendo le linee già tracciate. Ne è valido esempio Enigma (1996- 97). L'idea di partenza di Bernd era la spirale, simbolo di un tempo avvolto infinitamente su se stesso. Tra le sue volute, l'artista rappresenta oggetti etruschi, reperti esposti ai musei di Colonia e Siegburg, persino Topolino. Icone di tempi e culture diverse, semicoperte da verdi viranti in bianco, sotterrate sulla tela come oggetti archeologici nella terra.
Kaute non stende i colori sulla superficie pittorica solo a colpi di pennello. Usa anche rami di palma o di ulivo, per creare effetti inconsueti e rigati. Allo stesso modo, sostituisce a volte tempere ed acrilici con il solfato di rame, che viene usato in agricoltura per proteggere le piante. Lo vediamo gocciolare con un effetto dripping in Vinci (1996), dove graffia con linee parallele l'immagine di uno scoglio. L'uso della "sgocciolatura" è caro all'artista tedesco, che se ne serve per riprodurre l'immagine del flusso di liquidi dalle sue amate giare (ad esempio in Fluss, 1997). Il tema dello scorrere ritorna anche nelle sculture di Bernd. Notevole è O.T. (Senza titolo), fusa in bronzo nel 1998. Un contenitore versa del liquido in un secondo contenitore, sostenuto da una base quadrata. Il primo rimane sospeso in aria, come se tenuto da una mano invisibile, sfidando le leggi della fisica. In realtà è sorretto solo dalla curva di bronzo dorato del liquido.
Recentemente, Kaute ha inserito nelle sue opere anche personaggi umani. Bambini dai volti nascosti, ad esempio, si muovono in Epifania, realizzato per il Museo Ideale di Leonardo a Vinci.
Pittore, disegnatore, incisore, scultore in bronzo. Bernd Kaute esplora con le tecniche care alla tradizione artistica tematiche legate alla ritualità contadina, alle attività commerciali connesse al mare e alle sue navi, ai contatti tra cultura, tradizione e natura.