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Bernd Kaute arrivò in Toscana più di venti
anni fa, grazie ad una borsa di studio che l'Accademia
di Colonia riservava a studenti meritevoli, regalando
loro l'opportunità di un soggiorno a Vinci, città
natale di Leonardo. Da quel momento l'artista tedesco
s'innamorò delle colline del Valdarno. Nel 1982
vi si trasferì ed ancora oggi vive immerso nel
verde di Porciano.
Del mondo rurale ha fatto suoi oggetti e gesti di uso
antico, che continuano ad risultare indispensabili,
vincendo l'impatto della tecnologia. Vasi di terracotta,
contenitori per l'olio, navi, sono tutte presenze ricorrenti
sulle sue tele enormi ed acquistano una dimensione simbolica,
non solo evocativa di un ambiente. Portano con sé
il senso dell'armonia tra l'uomo e la natura, conquistata
attraverso secoli di vita nei campi.
Le prime opere italiane sono corpose e polimateriche,
le terracotte non sono solo rappresentate ma anche inserite
nei quadri, emergenze che collegano lo spazio dipinto
a quello reale. Nei primi anni anni Novanta, scompaiono
gli inserimenti di oggetti e i lavori diventano eminentemente
pittorici. Tema prediletto in questo periodo è
il fuoco, che si accende sotto sfondi scuri. Colori
ardenti si stagliano sulla notte.
Caratteristica formale costante dell'opera di Kaute
è la ripetizione di un elemento sulla tela. Giare,
fuochi, code di balene, coprono lo spazio con studiate
euritmie, moduli iterati che definiscono la bidimensionalità
dello spazio. Per arrivare al risultato finale, l'artista
crea più strati pittorici, su cui interviene
continuamente, modificando e riprendendo le linee già
tracciate. Ne è valido esempio Enigma (1996-
97). L'idea di partenza di Bernd era la spirale,
simbolo di un tempo avvolto infinitamente su se stesso.
Tra le sue volute, l'artista rappresenta oggetti etruschi,
reperti esposti ai musei di Colonia e Siegburg, persino
Topolino. Icone di tempi e culture diverse, semicoperte
da verdi viranti in bianco, sotterrate sulla tela come
oggetti archeologici nella terra.
Kaute non stende i colori sulla superficie pittorica
solo a colpi di pennello. Usa anche rami di palma o
di ulivo, per creare effetti inconsueti e rigati. Allo
stesso modo, sostituisce a volte tempere ed acrilici
con il solfato di rame, che viene usato in agricoltura
per proteggere le piante. Lo vediamo gocciolare con
un effetto dripping in Vinci (1996), dove
graffia con linee parallele l'immagine di uno scoglio.
L'uso della "sgocciolatura" è caro
all'artista tedesco, che se ne serve per riprodurre
l'immagine del flusso di liquidi dalle sue amate giare
(ad esempio in Fluss, 1997). Il tema dello scorrere
ritorna anche nelle sculture di Bernd. Notevole è
O.T. (Senza titolo), fusa in bronzo nel 1998.
Un contenitore versa del liquido in un secondo contenitore,
sostenuto da una base quadrata. Il primo rimane sospeso
in aria, come se tenuto da una mano invisibile, sfidando
le leggi della fisica. In realtà è sorretto
solo dalla curva di bronzo dorato del liquido.
Recentemente, Kaute ha inserito nelle sue opere anche
personaggi umani. Bambini dai volti nascosti, ad esempio,
si muovono in Epifania, realizzato per il Museo
Ideale di Leonardo a Vinci.
Pittore, disegnatore, incisore, scultore in bronzo.
Bernd Kaute esplora con le tecniche care alla tradizione
artistica tematiche legate alla ritualità contadina,
alle attività commerciali connesse al mare e
alle sue navi, ai contatti tra cultura, tradizione e
natura.
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