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La pittura apre il mondo dell'arte a Valerio Comparini.
Dà il "la" ma svanisce quasi subito,
per riaffiorare solo in anni recentissimi con i cicli
delle Pere e dei Paesaggi fantastici, esposti per la
prima volta alla galleria Quadrige di Nizza nel marzo
2000.
L'interesse di Comparini è catturato dalla scultura
sin dal 1981.
Altorilievi in legno lasciano scoperte anime in acciaio,
plastica e altri materiali, che assumono la valenza
e l'aspetto di sostanze organiche in eruzione (Erpes,
1984). Forte l'attenzione alla polimatericità.
Tavole usate nelle concerie per decapitare gli agnelli
si trasformano in arte, in opere come Reperto industriale
(1996). L'artista è colpito dalla traccia dell'uso
che internano: conservano infatti i tagli irregolari
delle asce. I segni orizzontali sul legno rimangono
una costante nella produzione di Comparini, anche quando
i materiali smettono di essere "di reimpiego".
Per esempio nei grandi Sarcofaghi, monumentali
sculture a tutto tondo realizzate sia per via di mettere
che di levare, la superficie è battuta da brevi
tagli orizzontali.
Le opere scultoree di Valerio Comparini sono sacralità
ironizzate. Fiori d'acciaio con corolle di vetro. Reliquari
fantastici per gemme preziose. Faretre di metallo, che
contengono bastoni di legno pitturati di nero e così
trasformati in ferro scurito. Sarcofaghi che nascondono
criminali.
Sono giochi costanti tra contenitore e contenuto. Tra
opacità e trasparenze.
Il mondo di forme di Comparini non si può inserire
in nessuna categoria critica. Sta a metà strada
tra i fumetti e le sculture lignee medievali. L'artista
dimostra un'incredibile versatilità, che lascia
capire la sua rara capacità.
Ma non è la scultura la sua tecnica più
congeniale: è alla videocamera che l'artista
affida la comunicazione più efficace. Secondo
Valerio Comparini l'arte visiva, per la sua non riproducibilità,
non può raccontare il mondo di oggi. Non ha la
possibilità di parlare ad un pubblico vasto e
nemmeno gli strumenti per esprimersi significativamente,
se non in modo autoreferenziale. Il cinema e il video,
invece, dimostrano un'accessibilità ampia ed
efficace.
La grande passione per il cinema, scoppiata nel 1982,
ha guidato l'artista sulla strada del video.
Comparini è persino riuscito ad inventare un
regista di sana pianta, scrivendo sul Grande Vetro
(n. 150, dicembre 1999/ gennaio 2000) una finta intervista
al leggendario Emerildo Cappas...e c'è stato
chi ha creduto alle sue parole in tutto e per tutto!
La vena sarcastica dell'artista emerge pienamente da
questo episodio. Anche l'esperienza con il video è
iniziata quasi per gioco. Alcuni amici e l'idea di una
trama.
I primi passi nella video-arte hanno una struttura narrativa.
In seguito, Comparini comprende le potenzialità
del mezzo e le ha sviluppate. Le sue opere non superano
pochi minuti, il tempo di una canzone.
Ha girato 9 video1, che passano dalla parodia
dei generi cinematografici all'ironia sulla presunta
adesione realistica della videocamera, fino a posare
lo sguardo disincantato sui filmati di real tv.
Costanti le critiche alla televisione, come in La
macchina del pittore (1991), in cui Comparini prende
di mira le televendite.
L'artista sa ricreare anche toni drammatici: con Fuochi
a scoppio (1993) evoca la tragicità delle
guerre come quella in Kosovo.
Ha la capacità di usare la macchina in senso
espressivo tramite le inquadrature e le combinazione
di linguaggi diversi. Il contrasto comico è alla
base di molti suoi lavori, conclusi con un aprosdoketon
o intrisi di suspance.
A volte Comparini applica schemi narrativi, servendosi
di dialoghi. Altre preferisce affidare alla musica il
compito di suggerire atmosfere. In altri casi ancora,
elimina totalmente il sonoro per concentrare l'attenzione
dello spettatore sulle immagini.
In ogni campo da lui esplorato, Valerio Comparini rivela
una sapiente capacità tecnica e si serve del
suo indiscutibile senso dell'umorismo.
1 La
macchina del pittore (1991); Fuochi a scoppio (1993);
Cinema (1993); Il disturbo di Marco Piottre (1995);
Rollerblade (1999); Esercizi di stile (2000); Ladri
(2002); Il viaggio della morte (2002) e Pera Kamikaze
(2003)
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