Valerio Comparini (Fucecchio, 1957. Vive e lavora a Santa Croce sull'Arno)


La pittura apre il mondo dell'arte a Valerio Comparini. Dà il "la" ma svanisce quasi subito, per riaffiorare solo in anni recentissimi con i cicli delle Pere e dei Paesaggi fantastici, esposti per la prima volta alla galleria Quadrige di Nizza nel marzo 2000.
L'interesse di Comparini è catturato dalla scultura sin dal 1981.
Altorilievi in legno lasciano scoperte anime in acciaio, plastica e altri materiali, che assumono la valenza e l'aspetto di sostanze organiche in eruzione (Erpes, 1984). Forte l'attenzione alla polimatericità.

Tavole usate nelle concerie per decapitare gli agnelli si trasformano in arte, in opere come Reperto industriale (1996). L'artista è colpito dalla traccia dell'uso che internano: conservano infatti i tagli irregolari delle asce. I segni orizzontali sul legno rimangono una costante nella produzione di Comparini, anche quando i materiali smettono di essere "di reimpiego". Per esempio nei grandi Sarcofaghi, monumentali sculture a tutto tondo realizzate sia per via di mettere che di levare, la superficie è battuta da brevi tagli orizzontali.
Le opere scultoree di Valerio Comparini sono sacralità ironizzate. Fiori d'acciaio con corolle di vetro. Reliquari fantastici per gemme preziose. Faretre di metallo, che contengono bastoni di legno pitturati di nero e così trasformati in ferro scurito. Sarcofaghi che nascondono criminali.

Sono giochi costanti tra contenitore e contenuto. Tra opacità e trasparenze.
Il mondo di forme di Comparini non si può inserire in nessuna categoria critica. Sta a metà strada tra i fumetti e le sculture lignee medievali. L'artista dimostra un'incredibile versatilità, che lascia capire la sua rara capacità.
Ma non è la scultura la sua tecnica più congeniale: è alla videocamera che l'artista affida la comunicazione più efficace. Secondo Valerio Comparini l'arte visiva, per la sua non riproducibilità, non può raccontare il mondo di oggi. Non ha la possibilità di parlare ad un pubblico vasto e nemmeno gli strumenti per esprimersi significativamente, se non in modo autoreferenziale. Il cinema e il video, invece, dimostrano un'accessibilità ampia ed efficace.
La grande passione per il cinema, scoppiata nel 1982, ha guidato l'artista sulla strada del video.

Comparini è persino riuscito ad inventare un regista di sana pianta, scrivendo sul Grande Vetro (n. 150, dicembre 1999/ gennaio 2000) una finta intervista al leggendario Emerildo Cappas...e c'è stato chi ha creduto alle sue parole in tutto e per tutto!
La vena sarcastica dell'artista emerge pienamente da questo episodio. Anche l'esperienza con il video è iniziata quasi per gioco. Alcuni amici e l'idea di una trama.

I primi passi nella video-arte hanno una struttura narrativa. In seguito, Comparini comprende le potenzialità del mezzo e le ha sviluppate. Le sue opere non superano pochi minuti, il tempo di una canzone.
Ha girato 9 video1, che passano dalla parodia dei generi cinematografici all'ironia sulla presunta adesione realistica della videocamera, fino a posare lo sguardo disincantato sui filmati di real tv. Costanti le critiche alla televisione, come in La macchina del pittore (1991), in cui Comparini prende di mira le televendite.
L'artista sa ricreare anche toni drammatici: con Fuochi a scoppio (1993) evoca la tragicità delle guerre come quella in Kosovo.

Ha la capacità di usare la macchina in senso espressivo tramite le inquadrature e le combinazione di linguaggi diversi. Il contrasto comico è alla base di molti suoi lavori, conclusi con un aprosdoketon o intrisi di suspance.
A volte Comparini applica schemi narrativi, servendosi di dialoghi. Altre preferisce affidare alla musica il compito di suggerire atmosfere. In altri casi ancora, elimina totalmente il sonoro per concentrare l'attenzione dello spettatore sulle immagini.
In ogni campo da lui esplorato, Valerio Comparini rivela una sapiente capacità tecnica e si serve del suo indiscutibile senso dell'umorismo.


1 La macchina del pittore (1991); Fuochi a scoppio (1993); Cinema (1993); Il disturbo di Marco Piottre (1995); Rollerblade (1999); Esercizi di stile (2000); Ladri (2002); Il viaggio della morte (2002) e Pera Kamikaze (2003)